Dove l’omosessualità viene perseguitata nel mondo

L’elenco dei paesi nei quali il comportamento omosessuale o lesbico o il transessualismo sono reato
si basa, ove non indicato diversamente, su notizie contenute nel rapporto di Lucas Paoli Itaborahy, State-sponsored Homophobia, A world survey of laws criminalising same-sex sexual acts between consenting adults, un aggiornamento annuale del rapporto compilato fino al 2010 da Daniel Ottosson e dal 2011 da Eddie Bruce-Jones e Lucas Paoli Itaborahy e diffuso nel maggio 2012.
Si rimanda al rapporti per informazioni specifiche paese per paese.


Atti omosessuali illegali (78 paesi):

Africa: Algeria, Angola, Benin, Botswana, Burundi, Cameroon, Comoros, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea,Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Malawi, Mauritania, Mauritius, Morocco, Namibia, Nigeria, São Tomé e Príncipe, Senegal,Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sudan del sud, Sudan, Swaziland, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia,Zimbabwe.

Asia: Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Brunei, Iran, Kuwait, Libano, Malaysia, Maldive, Birmania, Oman, Pakistan, Qatar,Arabia Saudita, Singapore, Sri Lanka, Siria, Turkmenistan, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Yemen.

America latina e Caraibi: Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Jamaica, Saint Kitts e Nevis,Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago.

Pena di morte (7 paesi)
Africa: Mauritania, Sudan, in 12 stati del nord della Nigeria e in alcune parti del su della Somalia.
Asia: Iran, Arabia Saudita, Yemen.
L’omosessualità e la legge nel mondo. ██ Informazioni non disponibili Legale ██ Matrimonio omosessuale ██ Unione civile ██ Nessuna unione civile ██ Riconosciuti i matrimoni omosessuali esteri iIllegale ██ Pena minima ██ Pena elevata ██ Ergastolo ██ Pena capitale

*Fonte:  wikipink.org
* Mappa aggiornata da ilga.org


Mentre in Italia si discute del ddl Cirinnà sulle unioni civili, in Uganda un uomo è stato arso vivo con l’accusa di omosessualità; in Sudan un giovane è stato condannato a morte per sodomia e in Russia un gruppo di ragazzi gay è stato picchiato brutalmente in totale impunità. Tutti casi di omofobia in Paesi dove essere gay è considerato un reato penale.

LA DENUNCIA DI ILGA

Oltre alla mappa dei Paesi che hanno detto sì a matrimoni e adozioni gay c’è anche una geografia politica, culturale e penale, che indica i territori dove l’omosessualità può essere punita con la condanna a morte. Dall’Iran al Bangladesh, passando per Trinidad e Tobago e l’Arabia Saudita. Secondo l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga) sono 78 gli Stati che condannano l’omosessualità. Le pene sono varie e vanno dalle frustate all’esecuzione.

LA LEGGE ISLAMICA

La “sharia” (legge islamica) penalizza la sodomia in gran parte del Medio Oriente con punizioni sul corpo, confinamenti in istituzioni per malati mentali e la prigione. In Iran, Yemen, Qatar e Arabia Saudita l’omosessualità è punita con la condanna a morte. Nella regione, solo in Israele coppie dello stesso sesso si possono sposare.

In Nepal, Indonesia, Corea del Nord e Corea del Sud, non ci sono leggi esplicite sui rapporti omosessuali, ma si assiste a discriminazioni. In Cina, l’omosessualità è considerata una “condizioni anormale” che esige una “terapia di guarigione” con scariche elettriche. In Malesia, Brunei, Singapore, Myanmar, Bangladesh e Bhutan è illegale essere gay. In Vietnam, invece, è stato approvato un decreto che consente il matrimonio tra omosessuali, ma senza dargli valore legale.

IRAN, CONTRO LE PETTINATURE

Nel rispetto della legge islamica, in Iran l’omosessualità è punita con la pena di morte. Nonostante fosse stato approvato dall’Onu un documento proposto dall’Unione europea sulla depenalizzazione dell’omosessualità, il regime iraniano non annullerà per il momento le condanne. Per Mohammad-Taqi Rahbar, membro della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, “in base alla sharia e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile… Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione’”. Un’altra misura punisce i tagli di capelli “da omosessuali e adoratori del diavolo”. Così, ai maschi sono vietate pettinature in stile occidentale, tatuaggi, lampade abbronzanti e sopracciglia rifatte.

LA CAMPAGNA DELL’ARABIA SAUDITA

In Arabia Saudita l’omosessualità è colpita con punizioni di diverso tipo, a seconda della natura del reato e della condizione dell’accusato (sposato, single, straniero o saudita). I gay possono essere frustati in piazza, amputati, arrestati, lapidati o giustiziati. Il presidente del Comitato per la propagazione della virtù e la prevenzione di vizi, lo sceicco Abdulrhman Al Salad, ha detto che “l’omosessualità è una malattia della quale la scienza sa molto poco, per cui bisogna evitar la diffusione”. Anche gli animali vengono puniti: i sauditi sacrificati circa 35mila animali all’anno per il sospetto di omosessualità.

UGANDA, UN CASO RECENTE

In Uganda è stata approvata una legge che punisce gli atteggiamenti gay in pubblico. La normativa prevede il carcere anche per chi, assistendovi, sceglie di non denunciare questi reati alla polizia. La normativa, proposta nel 2009 e approvata dal Parlamento nel 2014, attende la firma del presidente Yoweri Museveni.

Anche in Liberia, Nigeria e Camerun si studiano progetti di legge per aumentare le pene per chi compie reati di omofobia. Secondo un report di Amnesty International, “gli attacchi e le persecuzioni contro omosessuali nell’Africa sub sahariana sono sempre più visibili, l’omofobia sta raggiungendo livelli pericolosi”.

INDIA, UN PASSO INDIETRO

In India da una parte il Tribunale Supremo ha riconosciuto l’esistenza di un terzo genere per i transessuali. Ma allo stesso tempo ha annunciato la decisione di ristabilire l’illegalità dei rapporti tra omosessuali, dopo che nel 2009 il reato era stato depenalizzato. La normativa contro l’omosessualità in India risale all’epoca coloniale, al 1861, e punisce con 10 anni di carcere le pratiche omosessuali, che considera “rapporti carnali contro l’ordine della natura”.

AMERICA LATINA E NON SOLO…

In America latina è lunga la lista dei Paesi dove si discrimina l’omosessualità: Barbados, Belize, Granada, Guyana, Giamaica e Trinidad e Tobago. Anche in Uruguay, dove c’è una legge sul matrimonio gay, si registrano denunce di attacchi e abusi contro i gay. Ma il caso che preoccupa di più è l’Honduras: attivisti locali hanno denunciato l’assassino di 186 omosessuali dal 2009 al 2012.
*Fonte: Formiche.net

Dossier su Pena di Morte e Omosessualità

PERCHÉ SI CELEBRA LA GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA.
Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della Sanità cancellava dall’elenco delle malattie mentali l’omosessualità
.
Ancora oggi, però, le relazioni tra persone delle stesso sesso sono punite in ben 86 Paesi del mondo con carcere, fustigazioni ed esecuzioni capitali
*Fonte rainews.it

Migranti omosessuali e trans in fuga dalle discriminazioni: “Perseguitati nei nostri Paesi, ma qui servono campi ad hoc”.

Fenomeno nascosto, ma in aumento e operatori non ancora formati per affrontare il problema. Tra le persone in fuga dai propri paesi ci sono anche le vittime di soprusi per il proprio orientamento sessuale. Il rischio per loro è di venire scoperti dai compagni di viaggio che, molto spesso, continuano a discriminarli. L’aiuto di Migra (Arcigay) e Migrabo: “Diamo assistenza legale e garantiamo l’assoluto anonimato. Per loro è pericoloso lasciare una qualsiasi traccia“.

Said ha quasi 30 anni. Oggi vive e lavora in Italia, ma prima di arrivare a Genova ha passato sei anni in un carcere marocchino, per aver confessato la propria omosessualità. Karim invece è nato in Iran, è un transessuale. Quando i suoi genitori hanno scoperto che si era fatto rimuovere il seno, lo hanno picchiato, aprendogli le cicatrici e costringendolo a tornare in ospedale. Sono storie diverse, ma legate da un filo comune, quello che unisce le centinaia di migranti gay, lesbiche, transessuali e bisessuali, che ogni anno fuggono da maltrattamenti, violenze e discriminazioni. Basti pensare che nel mondo, secondo l’Ilga, associazione internazionale per i diritti lgbt, ci sono ancora 78 paesi in cui l’omosessualità è fuorilegge, e di questi 7 prevedono la pena capitale.

Una realtà ancora poco conosciuta quella dei migranti lgbt, anche tra chi lavora nei servizi per l’accoglienza, ma in aumento insieme alla crescita dei flussi migratori. E che pone davanti nuove problematiche, perché spesso queste persone, una volta ottenuto lo status di rifugiato, si ritrovano sole, senza una casa e senza un lavoro. Discriminati perché stranieri e allontanati dalla loro comunità perché gay. In Germania, ad esempio, sono stati da poco progettati due centri di accoglienza, uno a Berlino e l’altro, più piccolo, a Norimberga, riservati esclusivamente a transessuali e omosessuali. Lo scopo è quello di proteggerli da violenze e abusi che spesso subiscono dagli altri stranieri.

In Italia, esistono diverse realtà, come lo sportello Migra dell’Arcigay (pioniere per quanto riguarda il tema), specializzate proprio nell’aiuto degli stranieri in fuga da omofobia e transfobia. Fare una stima esatta dei numeri, per ora, è impossibile. Prima di tutto perché non sono mai state realizzate statistiche ufficiali per capire la dimensione del fenomeno, e poi perché ci sono molti che non hanno il coraggio di chiedere aiuto, si rifiutano di ammettere la propria identità, o la vivono come una seconda vita, tenendola nascosta per paura. Alcuni poi si muovono autonomamente per fare richiesta di protezione, senza rivolgersi alle associazioni.

Noi in circa sei anni siamo entrati in contatto con 200 persone” racconta Giorgio Dell’Amico, responsabile nazionale di Migra. Per ottenere la protezione non è necessario che il paese di origine abbia leggi che proibiscono l’omosessualità. “La commissione esamina la storia del migrante, che deve essere attendibile. La persecuzione può essere statuale o non statuale. Può arrivare anche da un capo villaggio o da un’autorità religiosa”. Da molti anni Dell’Amico offre aiuto psicologico e assistenza a chi abbandona la propria terra, in cerca di maggiori diritti. “Alcuni hanno alle spalle un passato di sofferenze. Ci sono storie drammatiche, di persone che sono state costrette a nascondersi per tanti anni, di altre che hanno subito vessazioni, violenze, o pressioni della famiglia perché si sposassero”.

In maggioranza si tratta di uomini e non c’è una nazionalità in cima alla classifica. “Abbiamo assistito persone dall’Iran, dal Bangladesh, dal Marocco, dalla Russia e dal Camerun“, spiega Jonathan Mastellari, portavoce di Migrabo, associazione di Bologna. “Ora stiamo seguendo un ragazzo che viveva in un paese sulle montagne dell’Albania. Lì c’è ancora un ambiente molto omofobico”. Ci sono casi di violenza che mettono i brividi. “In passato abbiamo aiutato un ragazzo gay del Pakistan: suo padre, dopo averlo scoperto, ha ucciso il fidanzato”.

I nove volontari di Migrabo, alcuni dei quali stranieri che hanno già fatto il percorso di asilo, sono preparati a 360 gradi. “Aiutiamo a compilare i documenti per la richiesta di protezione e a ricostruire la propria storia. Diamo assistenza legale e una mano nella ricerca di un alloggio. Spesso scappano dall’omofobia, per poi ritrovarla tra i connazionali nel paese dove migrano”. Anche per questo l’associazione ha deciso di non produrre volantini o materiale cartaceo. “C’è il rischio, ad esempio, che un compagno di stanza possa trovare un volantino nella tasca dei jeans e capire così la vera identità di chi vive con lui. Ogni traccia può essere pericolosa per il migrante, ed esporlo a violenze e ostilità”. Oggi Migrabo sta cercando di allargarsi, andando ad aprire punti di ascolto anche in zone non coperte. “Vorremmo creare una rete più solida. Con l’aumento del processo migratorio cresce anche il bisogno di questo tipo di servizi. Ma è necessaria anche una maggiore preparazione di chi lavora nei centri, in carcere, nelle mense e nei dormitori. Ci sono persone che non hanno la formazione adeguata, si improvvisano”.
*Fonte: IlFattoQuotidiano.it

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