Comandante Diciotti smonta le bufale della sinistra sui migranti

Il Comandante della “Diciotti” smonta le bufale della sinistra sui migranti:
“Il capitano Massimo Kothmeir smonta molte fake news dei media: “Non c’è emergenza sanitaria, a bordo nessun bambino, e i migranti stanno benissimo”.

*Grazie al canale SocialTV Network.
RIFLESSIONI DOVUTE E NON SOLO!

Sergio Battelli: la sua storia.

Sergio Battelli

Sergio Battelli
Sergio Battelli

Nasce a Genova nel 1982. Consegue la licenza di scuola media. Lavora come dipendente per un negozio di animali per circa 10 anni.

È stato candidato alle parlamentarie del Movimento 5 stelle, venendo candidato come secondo nella lista elettorale. Alle elezioni politiche del 2013 è stato eletto deputato della Repubblica Italiana.

Come Deputato, dal 7 maggio 2013 al 23 settembre 2014, fa parte della VII Commissione (Cultura, Scienza e Istruzione).

Dal 25 settembre 2014 fa parte della XIV Commissione (Politiche dell’Unione Europea).

Viene rieletto deputato alle successive elezioni politiche del 2018.

Il 21 giugno 2018 viene eletto Presidente della 14ª Commissione Affari Europei della Camera dei Deputati.
P.S.: articolo in realizzazione.
Completamento articolo entro il 30 settembre 2018.

Kim Jong-un, il pazzo dittatore nordcoreano: crolla un tunnel di un sito nucleare!

Kim Jong-un, il pazzo dittatore nordcoreano: crolla un tunnel di un sito nucleare!

Il ragazzino pazzo Kim Jong-un, dittatore nordcoreano, si diverte con le sue basi nucleari;

Kim Jong-un, il pazzo dittatore nordcoreano

nessuno lo ferma per i soliti interessi meschini legati a rapporti economici/finanziari.

Vi proponiamo l’articolo pubblicato da “Repubblica.it“:

Corea del Nord, crolla tunnel in sito nucleare: “Circa 200 morti”
L’incidente è avvenuto il 10 ottobre, durante i lavori per l’apertura di una nuova galleria. Timori per un’eventuale fuga radioattiva.

*VIDEO:
Le immagini del sito per i test nucleari del regime di Kim Yong-Hun dove sarebbero morte 200 persone
*VIDEO:

Corea del Nord: la notizia in tv del tunnel crollato nel sito nucleare

PECHINO – Un tunnel del sito nucleare di Punggye-ri, in Corea del Nord, è crollato lo scorso 10 ottobre, causando la morte di circa 200 persone. Lo riporta l’agenzia sudcoreana Yonhap, secondo cui l’incidente sarebbe avvenuto durante i lavori di scavo di un’altra galleria. La notizia riaccende i timori sulla fuga di pesante radioattività.
Punggye-ri è il sito nucleare dal quale si effettuano spesso i test voluti da Kim Jong-un per verificare la potenza del proprio arsenale. Anche il test del 3 settembre, il sesto voluto da Kim, il primo da quando Donald Trump è presidente, è stato fatto qui. Secondo la tv giapponese Asahi l’incidente è stato provocato dall’indebolimento del terreno circostante: dopo l’esplosione è stata registrata una prima scossa di terremoto di 6.3 sulla scala Richter, e nei giorni successivi ne sono state avvertite altre meno intense.
Secondo la Yonhap invece, i crolli – al primo ne è seguito un altro, durante le operazioni di soccorso – sono stati causati dai lavori di ampliamento del sitoI nordcoreani starebbero realizzando nuovi tunnel sotterranei per spostare di qualche chilometro il luogo dei test, ma la struttura sarebbe stata indebolita dalle esplosioni nucleari e non avrebbe sopportato i nuovi scavi. Il responsabile della Korea meteorological administration, l’agenzia che sovrintende anche sui terremoti, ha detto ieri in un’audizione parlamentare a Seul che un’ulteriore esplosione avrebbe potuto far crollare la montagna e causare il rilascio di materiale radioattivo.
Il 10 novembre a Roma ci sarà un vertice sul disarmo nucleare voluto da papa Francesco. Il Vaticano ha invitato undici premi Nobel per la pace, i vertici dell’Onu e della Nato, e i principali attori coinvolti nella crisi della penisola coreana:
Usa, Russia e Corea del sud invieranno i propri ambasciatori. I due giorni d’incontri saranno un’occasione per il pontefice per richiamare l’attenzione sul pericolo di una possibile guerra nucleare.
Anche il presidente americano nei prossimi giorni presterà particolare attenzione al continente asiatico. Dopo le provocazioni degli ultimi mesi con Kim Jong un, Donald Trump farà visita a Giappone, Corea del sud, Cina, Filippine e Vietnam.
Il viaggio servirà a rassicurare gli alleati a Tokyo e Seul sull’impegno stabile degli Usa nella regione per garantire la sicurezza dei Paesi amici. Ma anche a ottenere da Pechino uno sforzo maggiore nella risoluzione della crisi delle Coree: secondo Trump, la Cina non sta facendo abbastanza per dissuadere Pyongyang dallo sviluppo del nucleare. Il presidente Usa parteciperà poi a diversi incontri multilaterali per rafforzare i legami economici e la cooperazione commerciale nel sud est asiatico.”

Dove l’omosessualità viene perseguitata nel mondo

L’elenco dei paesi nei quali il comportamento omosessuale o lesbico o il transessualismo sono reato
si basa, ove non indicato diversamente, su notizie contenute nel rapporto di Lucas Paoli Itaborahy, State-sponsored Homophobia, A world survey of laws criminalising same-sex sexual acts between consenting adults, un aggiornamento annuale del rapporto compilato fino al 2010 da Daniel Ottosson e dal 2011 da Eddie Bruce-Jones e Lucas Paoli Itaborahy e diffuso nel maggio 2012.
Si rimanda al rapporti per informazioni specifiche paese per paese.


Atti omosessuali illegali (78 paesi):

Africa: Algeria, Angola, Benin, Botswana, Burundi, Cameroon, Comoros, Egitto, Eritrea, Etiopia, Gambia, Ghana, Guinea,Kenya, Lesotho, Liberia, Libia, Malawi, Mauritania, Mauritius, Morocco, Namibia, Nigeria, São Tomé e Príncipe, Senegal,Seychelles, Sierra Leone, Somalia, Sudan del sud, Sudan, Swaziland, Tanzania, Togo, Tunisia, Uganda, Zambia,Zimbabwe.

Asia: Afghanistan, Bangladesh, Bhutan, Brunei, Iran, Kuwait, Libano, Malaysia, Maldive, Birmania, Oman, Pakistan, Qatar,Arabia Saudita, Singapore, Sri Lanka, Siria, Turkmenistan, Emirati Arabi Uniti, Uzbekistan, Yemen.

America latina e Caraibi: Antigua e Barbuda, Barbados, Belize, Dominica, Grenada, Guyana, Jamaica, Saint Kitts e Nevis,Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Trinidad e Tobago.

Pena di morte (7 paesi)
Africa: Mauritania, Sudan, in 12 stati del nord della Nigeria e in alcune parti del su della Somalia.
Asia: Iran, Arabia Saudita, Yemen.
L’omosessualità e la legge nel mondo. ██ Informazioni non disponibili Legale ██ Matrimonio omosessuale ██ Unione civile ██ Nessuna unione civile ██ Riconosciuti i matrimoni omosessuali esteri iIllegale ██ Pena minima ██ Pena elevata ██ Ergastolo ██ Pena capitale

*Fonte:  wikipink.org
* Mappa aggiornata da ilga.org


Mentre in Italia si discute del ddl Cirinnà sulle unioni civili, in Uganda un uomo è stato arso vivo con l’accusa di omosessualità; in Sudan un giovane è stato condannato a morte per sodomia e in Russia un gruppo di ragazzi gay è stato picchiato brutalmente in totale impunità. Tutti casi di omofobia in Paesi dove essere gay è considerato un reato penale.

LA DENUNCIA DI ILGA

Oltre alla mappa dei Paesi che hanno detto sì a matrimoni e adozioni gay c’è anche una geografia politica, culturale e penale, che indica i territori dove l’omosessualità può essere punita con la condanna a morte. Dall’Iran al Bangladesh, passando per Trinidad e Tobago e l’Arabia Saudita. Secondo l’International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association (Ilga) sono 78 gli Stati che condannano l’omosessualità. Le pene sono varie e vanno dalle frustate all’esecuzione.

LA LEGGE ISLAMICA

La “sharia” (legge islamica) penalizza la sodomia in gran parte del Medio Oriente con punizioni sul corpo, confinamenti in istituzioni per malati mentali e la prigione. In Iran, Yemen, Qatar e Arabia Saudita l’omosessualità è punita con la condanna a morte. Nella regione, solo in Israele coppie dello stesso sesso si possono sposare.

In Nepal, Indonesia, Corea del Nord e Corea del Sud, non ci sono leggi esplicite sui rapporti omosessuali, ma si assiste a discriminazioni. In Cina, l’omosessualità è considerata una “condizioni anormale” che esige una “terapia di guarigione” con scariche elettriche. In Malesia, Brunei, Singapore, Myanmar, Bangladesh e Bhutan è illegale essere gay. In Vietnam, invece, è stato approvato un decreto che consente il matrimonio tra omosessuali, ma senza dargli valore legale.

IRAN, CONTRO LE PETTINATURE

Nel rispetto della legge islamica, in Iran l’omosessualità è punita con la pena di morte. Nonostante fosse stato approvato dall’Onu un documento proposto dall’Unione europea sulla depenalizzazione dell’omosessualità, il regime iraniano non annullerà per il momento le condanne. Per Mohammad-Taqi Rahbar, membro della commissione Giustizia del Parlamento iraniano, “in base alla sharia e alle leggi divine, in Iran l’omosessualità è considerata odiosa e inaccettabile… Gli stranieri possono dire quello che vogliono, ma noi continueremo sulla nostra strada, perché quello che facciamo serve a prevenire la corruzione’”. Un’altra misura punisce i tagli di capelli “da omosessuali e adoratori del diavolo”. Così, ai maschi sono vietate pettinature in stile occidentale, tatuaggi, lampade abbronzanti e sopracciglia rifatte.

LA CAMPAGNA DELL’ARABIA SAUDITA

In Arabia Saudita l’omosessualità è colpita con punizioni di diverso tipo, a seconda della natura del reato e della condizione dell’accusato (sposato, single, straniero o saudita). I gay possono essere frustati in piazza, amputati, arrestati, lapidati o giustiziati. Il presidente del Comitato per la propagazione della virtù e la prevenzione di vizi, lo sceicco Abdulrhman Al Salad, ha detto che “l’omosessualità è una malattia della quale la scienza sa molto poco, per cui bisogna evitar la diffusione”. Anche gli animali vengono puniti: i sauditi sacrificati circa 35mila animali all’anno per il sospetto di omosessualità.

UGANDA, UN CASO RECENTE

In Uganda è stata approvata una legge che punisce gli atteggiamenti gay in pubblico. La normativa prevede il carcere anche per chi, assistendovi, sceglie di non denunciare questi reati alla polizia. La normativa, proposta nel 2009 e approvata dal Parlamento nel 2014, attende la firma del presidente Yoweri Museveni.

Anche in Liberia, Nigeria e Camerun si studiano progetti di legge per aumentare le pene per chi compie reati di omofobia. Secondo un report di Amnesty International, “gli attacchi e le persecuzioni contro omosessuali nell’Africa sub sahariana sono sempre più visibili, l’omofobia sta raggiungendo livelli pericolosi”.

INDIA, UN PASSO INDIETRO

In India da una parte il Tribunale Supremo ha riconosciuto l’esistenza di un terzo genere per i transessuali. Ma allo stesso tempo ha annunciato la decisione di ristabilire l’illegalità dei rapporti tra omosessuali, dopo che nel 2009 il reato era stato depenalizzato. La normativa contro l’omosessualità in India risale all’epoca coloniale, al 1861, e punisce con 10 anni di carcere le pratiche omosessuali, che considera “rapporti carnali contro l’ordine della natura”.

AMERICA LATINA E NON SOLO…

In America latina è lunga la lista dei Paesi dove si discrimina l’omosessualità: Barbados, Belize, Granada, Guyana, Giamaica e Trinidad e Tobago. Anche in Uruguay, dove c’è una legge sul matrimonio gay, si registrano denunce di attacchi e abusi contro i gay. Ma il caso che preoccupa di più è l’Honduras: attivisti locali hanno denunciato l’assassino di 186 omosessuali dal 2009 al 2012.
*Fonte: Formiche.net

Dossier su Pena di Morte e Omosessualità

PERCHÉ SI CELEBRA LA GIORNATA MONDIALE CONTRO L’OMOFOBIA.
Il 17 maggio 1990 l’Organizzazione mondiale della Sanità cancellava dall’elenco delle malattie mentali l’omosessualità
.
Ancora oggi, però, le relazioni tra persone delle stesso sesso sono punite in ben 86 Paesi del mondo con carcere, fustigazioni ed esecuzioni capitali
*Fonte rainews.it

Migranti omosessuali e trans in fuga dalle discriminazioni: “Perseguitati nei nostri Paesi, ma qui servono campi ad hoc”.

Fenomeno nascosto, ma in aumento e operatori non ancora formati per affrontare il problema. Tra le persone in fuga dai propri paesi ci sono anche le vittime di soprusi per il proprio orientamento sessuale. Il rischio per loro è di venire scoperti dai compagni di viaggio che, molto spesso, continuano a discriminarli. L’aiuto di Migra (Arcigay) e Migrabo: “Diamo assistenza legale e garantiamo l’assoluto anonimato. Per loro è pericoloso lasciare una qualsiasi traccia“.

Said ha quasi 30 anni. Oggi vive e lavora in Italia, ma prima di arrivare a Genova ha passato sei anni in un carcere marocchino, per aver confessato la propria omosessualità. Karim invece è nato in Iran, è un transessuale. Quando i suoi genitori hanno scoperto che si era fatto rimuovere il seno, lo hanno picchiato, aprendogli le cicatrici e costringendolo a tornare in ospedale. Sono storie diverse, ma legate da un filo comune, quello che unisce le centinaia di migranti gay, lesbiche, transessuali e bisessuali, che ogni anno fuggono da maltrattamenti, violenze e discriminazioni. Basti pensare che nel mondo, secondo l’Ilga, associazione internazionale per i diritti lgbt, ci sono ancora 78 paesi in cui l’omosessualità è fuorilegge, e di questi 7 prevedono la pena capitale.

Una realtà ancora poco conosciuta quella dei migranti lgbt, anche tra chi lavora nei servizi per l’accoglienza, ma in aumento insieme alla crescita dei flussi migratori. E che pone davanti nuove problematiche, perché spesso queste persone, una volta ottenuto lo status di rifugiato, si ritrovano sole, senza una casa e senza un lavoro. Discriminati perché stranieri e allontanati dalla loro comunità perché gay. In Germania, ad esempio, sono stati da poco progettati due centri di accoglienza, uno a Berlino e l’altro, più piccolo, a Norimberga, riservati esclusivamente a transessuali e omosessuali. Lo scopo è quello di proteggerli da violenze e abusi che spesso subiscono dagli altri stranieri.

In Italia, esistono diverse realtà, come lo sportello Migra dell’Arcigay (pioniere per quanto riguarda il tema), specializzate proprio nell’aiuto degli stranieri in fuga da omofobia e transfobia. Fare una stima esatta dei numeri, per ora, è impossibile. Prima di tutto perché non sono mai state realizzate statistiche ufficiali per capire la dimensione del fenomeno, e poi perché ci sono molti che non hanno il coraggio di chiedere aiuto, si rifiutano di ammettere la propria identità, o la vivono come una seconda vita, tenendola nascosta per paura. Alcuni poi si muovono autonomamente per fare richiesta di protezione, senza rivolgersi alle associazioni.

Noi in circa sei anni siamo entrati in contatto con 200 persone” racconta Giorgio Dell’Amico, responsabile nazionale di Migra. Per ottenere la protezione non è necessario che il paese di origine abbia leggi che proibiscono l’omosessualità. “La commissione esamina la storia del migrante, che deve essere attendibile. La persecuzione può essere statuale o non statuale. Può arrivare anche da un capo villaggio o da un’autorità religiosa”. Da molti anni Dell’Amico offre aiuto psicologico e assistenza a chi abbandona la propria terra, in cerca di maggiori diritti. “Alcuni hanno alle spalle un passato di sofferenze. Ci sono storie drammatiche, di persone che sono state costrette a nascondersi per tanti anni, di altre che hanno subito vessazioni, violenze, o pressioni della famiglia perché si sposassero”.

In maggioranza si tratta di uomini e non c’è una nazionalità in cima alla classifica. “Abbiamo assistito persone dall’Iran, dal Bangladesh, dal Marocco, dalla Russia e dal Camerun“, spiega Jonathan Mastellari, portavoce di Migrabo, associazione di Bologna. “Ora stiamo seguendo un ragazzo che viveva in un paese sulle montagne dell’Albania. Lì c’è ancora un ambiente molto omofobico”. Ci sono casi di violenza che mettono i brividi. “In passato abbiamo aiutato un ragazzo gay del Pakistan: suo padre, dopo averlo scoperto, ha ucciso il fidanzato”.

I nove volontari di Migrabo, alcuni dei quali stranieri che hanno già fatto il percorso di asilo, sono preparati a 360 gradi. “Aiutiamo a compilare i documenti per la richiesta di protezione e a ricostruire la propria storia. Diamo assistenza legale e una mano nella ricerca di un alloggio. Spesso scappano dall’omofobia, per poi ritrovarla tra i connazionali nel paese dove migrano”. Anche per questo l’associazione ha deciso di non produrre volantini o materiale cartaceo. “C’è il rischio, ad esempio, che un compagno di stanza possa trovare un volantino nella tasca dei jeans e capire così la vera identità di chi vive con lui. Ogni traccia può essere pericolosa per il migrante, ed esporlo a violenze e ostilità”. Oggi Migrabo sta cercando di allargarsi, andando ad aprire punti di ascolto anche in zone non coperte. “Vorremmo creare una rete più solida. Con l’aumento del processo migratorio cresce anche il bisogno di questo tipo di servizi. Ma è necessaria anche una maggiore preparazione di chi lavora nei centri, in carcere, nelle mense e nei dormitori. Ci sono persone che non hanno la formazione adeguata, si improvvisano”.
*Fonte: IlFattoQuotidiano.it

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SARDEGNA PRIDE 2016

Sardegna PRIDE 2016 a Cagliari

Sardegna PRIDE 2016 a Cagliari


SARDEGNA
PRIDE 2016

Il Sardegna Pride sfilerà in corteo, a testa alta, sabato 25 giugno 2016 a Cagliari, per ricordare a tutta la cittadinanza che ogni persona deve essere fiera della propria unicità, perché le differenze sono il valore più prezioso, il punto di forza e un’inestimabile opportunità di crescita umana e culturale per una società che voglia essere autenticamente libera.

LGBTQ = AMORE
LGBTQ = AMORE

 

SARDEGNA PRIDE 2016 > assembramento ore 18 @ Cagliari, via Sant’Alenixedda, fronte Teatro Lirico > Sardegna Pride, evento di chiusura del lungo periodo di iniziative della Queeresima e di Diritti al Cuore DOC, è un momento di rivendicazione politica che mette insieme tutta la Sardegna.
Il cuore della legge sulle unioni civili approvato in Parlamento è stato smantellato, le azioni serie per contrastare l’omo-transfobia sono totalmente uscite dall’agenda politica e tanto c’è ancora da fare per la difesa e la promozione del valore delle differenze.
Il Sardegna Pride è una festa della democrazia
,
della libertà e del rispetto di ogni persona e di ogni famiglia, ancor più necessaria oggi, dopo la tragedia di Orlando e le altre notizie drammatiche che arrivano dall’Italia e dal mondo: all’odio, alla paura e alla violenza il Sardegna Pride risponderà con i colori e la musica,
perché non c’è altro modo per disinnescare la morte se non esaltando la bellezza plurale della vita.
Anche quest’anno, il Sardegna Pride aderisce al grande coordinamento dei cortei italiani dell’Onda Pride 16. Potete trovare il calendario degli altri Pride sul sito ufficiale: www.ondapride.it
[evento ufficiale del Sardegna Pride: https://www.facebook.com/events/1681174322134623/]


DOCUMENTO POLITICO – SARDEGNA PRIDE 2016

 

#deuseugay
#deuseugay

Sei omosessuale? La Chiesa fa miracoli: in 4 giorni (150 €), tornerai normale, etero

Sei omosessuale? La Chiesa fa miracoli: in 4 giorni (150 €),
tornerai normale, etero.
*Video pubblicato in uno dei nostri canale PianetaTerraTV

VIDEO 1 DI 2
Caricato il 21 novembre 2009.

www.pianetaterra.tv
in collaborazione con
www.gayguy.it
Video tratto da
www.arcoiris.tv
“L’altra inchiesta”
Di Saverio Tommasi  e Ornella De Zordo
Guarire si deve: Chiesa e omosessualità[prima parte]

 

 

VIDEO:
Sei omosessuale? La Chiesa fa miracoli: in 4 giorni (150 €), tornerai normale, etero [2/2]

 

Roberto Saviano: Le famiglie gay è una nuova ipotesi d’amore

“Roberto Saviano, in esclusiva su Yahoo, parla del dibattito sulle adozioni delle famiglie gay”

Roberto Saviano:
Con questo video intervengo nel dibattito su famiglie e adozioni da parte di coppie omosessuali.Io penso che la famiglia gay sia una nuova ipotesi d’amore, ed è quindi necessario riconoscerne i diritti.”

 

Queeresima. ARC Cagliari 21 maggio 2016

Queeresima. ARC Cagliari 21 maggio 2016queeresimafiaccolata contro l'omofobia
Queeresima. Cagliari, 21 maggio 2016. E’ un progetto curato e organizzato dall’Associazione ARC di Cagliari:
promuove i diritti e la cultura delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e queer.
Partenza da piazza Palazzo, sabato 21 maggio, ore 20.
Organizzazione evento: ARC (Associazione Culturale e di Volontariato ARC Onlus).
La partecipazione del Sindaco di Cagliari Massimo Zedda;
l’Associazione UAAR di Cagliari; l’Associazione Agedo di Cagliari.
www.associazionearc.eu
*Video completo realizzato da “Litaliano.net“, in supporto alla Associazione ARC Cagliari.

Tunisia – ondata polemiche in tv e sui social media sui gay

Tunisia – ondata polemiche in TV e sui social media sui gay

Dopo affermazioni noto attore, ‘omosessualità è malattia
24 APRILE, 15:22

Condannare una Persona, un Uomo che Ama,
equivale a condannare se stessi.

(ANSAmed) – TUNISI, 24 APR – Nuovo dibattito e relativa ondata di polemiche in televisione e sui social media in Tunisia sul tema dell’omosessualità. Tutto è scaturito dalle dichiarazioni su una TV privata del noto attore locale Ahmed Landolsi (Ahmed Landolsi: Je suis contre l’homosexualité  أحمد الأندلسي : أنا ضد المثلية الجنسية ),  che ha qualificato
l’omosessualità al tempo stesso malattia e peccato.

De Kairouan à Tunis, Sarah est allée à la rencontre de ceux qui sont aujourd’hui les parias du pays : les homosexuels subissent en ce moment en Tunisie humiliations,
agressions et poursuites judiciaires.
L’article 230 du code pénal, qui date de l’époque coloniale, rend toujours passible de trois ans d’emprisonnement les personnes « pratiquant la sodomie et le lesbianisme » et les responsables d’Ennahda, le parti islamiste membre de du gouvernement s’attache à faire désormais respecter cet loi ! Une association, Shams tente de leur venir en aide. Elle est désormais menacée de dissolution par les autorités

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